E così... vediamo un po' come verranno valutati questi racconti... "Il geografo cieco" e "L'isola persa" sono un paio di racconti che avevo scritto forse un anno fa con l'intenzione di farne parte di una serie omogenea con un sapore antico e quasi mitico (alimentato anche dalle letture di Borges). Ho qualche altro appunto sparso ma per ora non sufficiente materiale per proseguire la serie.
Ho visto segnalato questo concorso: Racconti nella Rete promosso dall'associazione LuccAutori. Ho deciso di mandarli, di farli concorrere. Magari piaceranno, magari meriteranno la pubblicazione da vincitori con le edizioni Nottetempo, magari... magari trovo lo stimolo per proseguire la serie, magari...
Introduzione
Un uomo si propone il compito di disegnare il mondo. Trascorrendo gli anni, popola uno spazio con immagini di province, di regni, di montagne, di baie, di navi, d'isole, di pesci, di dimore, di strumenti, di astri, di cavalli e di persone. Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l'immagine del suo volto.
Jorge Luis Borges, Epilogo da L'artefice, 1960
Jorge Luis Borges, Epilogo da L'artefice, 1960
mercoledì 20 gennaio 2016
lunedì 4 gennaio 2016
Leggere Fahrenheit 451 e Qohelet
I buoni propositi si assomigliano un po' tutti, credo. Tra i tanti c'è quello di leggere di più e leggere meglio. Il primo è scontato. Il secondo un po' meno. Ma meglio come? Potrei dire: senza voracità, con attenzione, lasciandosi toccare e "ruminando".Il primo libro letto dell'anno è "Fahrenheit 451" di Ray Bradbury. Sì, un classico che non ho mai preso in mano (come migliaia di altri... nota: riprendere, anzi ricominciare e finire Moby Dick). Di recensioni,studi e analisi è pieno il web quindi a nessuno ne interesserà un'altra.
Quello che invece mi piacerebbe suggerire, senza sottolinearne la perenne attualità, come per ogni buon classico, è il legame per tramite del libro del Qohelet che Guy, il protagonista, fa suo, con il libriccino di Gianfranco Ravasi "Qohelet e le sette malattie dell'esistenza" edito da Qiqajon, collana Sympathetika.
Il card. Ravasi affronta un percorso dentro Qohelet che, avverte, prendendo in prestito una frase del teologo Alphonse Maillot, è un libro "dalla cui lettura non si esce indenni ma adulti o pronti a diventarlo", individuando sette malattie che insidiano l'essere umano. Sette malattie che in qualche modo hanno minato nella salute anche la società umana raccontata nel libro di Bradbury: il linguaggio, l'agire, l'intelligenza, il cosmo e la storia, la società, l'esistenza umana e Dio.Tutto a partire dalla parola vana.
"Riempi loro i crani di dati non combustibili, imbottiscili di "fatti" al punto che non si possano più muovere tanto sono pieni, ma sicuri d'essere "veramente bene informati". Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento ,quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perchè fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinchè possano pescare con questi ami fatti ch'è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza."
(edizione Oscar classici moderni Mondadori, 1989, pag.73)
Due libri magari da tenere insieme sulla scrivania, in poltrona, sul comodino o ovunque vi mettiate in pace.
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L'altra metà del mondo - si riparte
Si ricomincia l'anno. Lo scorso si è chiuso con la pubblicazione di "L'altra metà del mondo". Il prossimo...? Vedremo. Intanto, appena si concludono le festività natalizie c'è da ripartire con alcune nuove presentazioni. Dopo Venezia e Macerata a Febbraio si va a Roma. Con quale speranza? Beh, sempre quella: trovare dei lettori curiosi, molti lettori curiosi e lettori lontani. Lettori che non sappiano niente di me e non mi cerchino tra le parole del libro. I lettori vicini sono stati i primi, ora cerco i lontani e magari qualche loro riscontro e commento.Ad oggi il più memorabile, mosso da un lettore"forte" che mi conosce da sempre e non come scrittore, è: "Letto in tre giorni. Non so che dire... E' un libro vero!" Poco non è!
P.S. Dato che è un libro vero lo si può acquistare ovunque (non sempre è scontato)
LaFeltrinelli - IBS - Libreria Universitaria - MondadoriStore - ecc. ed in libreria
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mercoledì 7 ottobre 2015
Si esce in libreria!
La data è quella del 19 Novembre 2015. So che qui, in questo blog, non avrà molta visibilità la notizia ma da qualche parte si dovrà pure iniziare a dire, no?
Il 19 Novembre finalmente uscirà il mio primo libro. La frase suona male. Essenzialmente per un motivo: pubblicare potrebbe anche essere sinonimo di esibizionismo e vanità in un paese dove, a momenti, sono più i libri che si scrivono che non quelli che si leggono. Sarò costretto allora a metter mano alle altre carte per mandare in giro altri manoscritti e pubblicare ancora così da dimostrarmi che il primo libro non è stato un accidente e che forse posso essere una penna discreta e decorosa. Qualcosa d'altro è già abbastanza concreto. Ma... una cosa per volta. Intanto una prima immagine per evocare il libro d'esordio: "L'altra metà del mondo" Italic Pequod, Ancona
mercoledì 1 luglio 2015
Grecia culla di...
In questa settimana la discussione, in campo già da molto, sulla situazione finanziaria della Grecia, sulla sua posizione nei confronti dei creditori, sul rapporto con gli altri paesi d'Europa è arrivata al massimo grado d'intensità. Tutti la ascoltano, tutti sono coinvolti e quasi tutti vogliono dir la loro anche senza saperne poi molto di finanza, economia, politiche monetarie ed avvicendamento dei fatti. E un discorso fondamentalmente politico ed economico si apre alle riflessioni a monte sui fondamenti della storia e dell'identità europea.
Se parlo di economia non posso far altro che dire inesattezze ed esprimermi con approssimazione e con poco senso. Se parlo della liceità di difendere ad oltranza la posizione della Grecia all'interno dell'Unione per il patrimonio ideale che porta in dote posso già essere più adeguato. Molti lo stanno facendo come se si giocasse uno scontro tra logica economica e spirito europeo. Mi piacerebbe però far altro. Ho ascoltato anche stamattina su Radio3 parecchie voci che osteggiavano lo svilimento e l'umiliazione che colpirebbe la Grecia con il suo possibile allontanamento e gli argomenti sono essenzialmente quelli che accennavo prima.
Ma, c'è un rischio di retorica e astrazione?
Son d'accordo che vada fatto il possibile per evitare che la logica economica smonti il progetto di un'unione tra diversità e complessità ma il rischio c'è ed è lo stesso rischio dell'orgoglio, spesso italiano, della celebrazione vuota del passato. Quella celebrazione in superficie sentita e giusta ma fatta solo in caso di utilità, alla bisogna. Una celebrazione in cui ad una pochezza attuale ci si fa grandi di un passato per buona parte sconosciuto, non coltivato, lontano. Un passato che è di altri e di cui si è solo eredi per uno strano frutto del caso. L'orgoglio di credersi nello spirito romani potenti ed ingegnosi, artisti e letterati rinascimentali, stoici risorgimentali... L'orgoglio vuoto ed infruttuoso del considerarsi migliori perché eredi di generazioni passate generatrici di un patrimonio a cui attingere.
Può essere pigra retorica? O peggio, falsa retorica? Falsa come quella dell'attingere ad una radice ed un'identità cristiana da parte chi a malapena sa cosa sia il Vangelo per marcare il territorio contro la prospettiva di un progressivo meticciato con altre culture?
Questa retorica è il nostro rischio, così come lo è per i greci o per tutti coloro, scendendo di scala, che devono reggere il confronto con genitori e nonni grandissimi.
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